I fondi europei e la transizione green

Nei prossimi mesi, Orban e Morawiecki permettendo, l’Italia attraverso il Recovery Fund avrà accesso a risorse economiche mai viste prima nella storia del Paese. Nell’ottica di avviare una nuova fase di sviluppo e modernizzazione, la transizione sostenibile sarà il fulcro delle strategie di investimento del governo. Riconoscere i campi in cui la rivoluzione green possa essere determinante è il primo passo: settore energetico, agricoltura, allevamento, trasporti, industria e centri urbani urgono piani importanti di rinnovamento sostenibile. La tecnologia rappresenterà lo strumento promotore di questo processo di innovazione che, non potendo diffondersi se gestito in modo unilaterale, dovrà necessariamente passare da una forte collaborazione tra pubblico e privato.

Le fonti rinnovabili costituiscono ad oggi l’unica via percorribile per andare oltre i combustibili fossili.Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il 2020 ha fatto segnare incrementi molto positivi nell’utilizzo di fonti sostenibili: circa 200 mila megawatt di nuovi impianti, con una crescita globale stimata del 7% (nonostante un calo della domanda energetica del 5%). L’Italia, che insieme agli altri Paesi Membri dell’Unione deve portare avanti l’ambizioso “Green Deal” elaborato dalla commissione e prevedente la neutralità climatica per il 2050, detiene una quota di energia primaria nazionale prodotta da fonti rinnovabili del 16,29%. Sicuramente parte delle risorse del Recovery Fund dovrebbero essere destinate a potenziare sorgenti d’energia pulita quali il solare, l’eolico e l’idroelettrico.

Agricoltura e allevamento attraverso fenomeni quale la deforestazione, lo sfruttamento eccessivo della terra e l’utilizzo di pesticidi hanno un grosso impatto a livello climatico. In particolare, l’allevamento è responsabile del 15-18% delle emissioni di CO2 globali, mentre lo spreco alimentare dell’8% delle emissioni. Sarebbe opportuno che il Paese lavorasse alla riduzione degli sprechi alimentari (stimati per un valore totale di 15 miliardi soltanto nel 2019) e del consumo di carne (quella bovina soprattutto), oltre che allo sviluppo di nuovi progetti di agricoltura sostenibile.

I trasporti rappresentano un’altra categoria da cui non si può prescindere per una svolta green dell’Italia. Il problema più grave in questo caso è posto dal traffico su strada. Attraverso auto, camion, furgoni e autobus vengono prodotte circa il 75% delle emissioni di gas a effetto serra generate dai trasporti, le quali, nel contesto cittadino, costituiscono anche la maggiore fonte di inquinamento atmosferico. Tra le priorità da affrontare in futuro ci sono il potenziamento e l’efficientamento del trasporto pubblico (la pandemia ha evidenziato le sue carenze strutturali), gli investimenti in infrastrutture che rafforzino il trasporto su rotaia, la crescita dell’elettrico (il mercato dei veicoli elettrici è in continua espansione) e l’incentivazione della mobilità dolce, specialmente nelle città.

Anche una trasformazione dell’industria si renderà quanto mai utile. In Europa all’industria chimica, dell’acciaio e del cemento sono dovute circa il 14% delle emissioni di gas serra. Bisogna poi sottolineare come l’industria pesante sia anche la principale consumatrice di risorse naturali al mondo. Mantenere questo livello di sfruttamento lineare è impensabile: l’esaurimento delle materie prime ucciderebbe l’industria stessa. Per questo motivo ripensare ai modelli di produzione, ai prodotti finali, favorendo la conversione dei rifiuti in risorsa e sviluppando un’economia circolare, può essere un altro aspetto su cui investire i fondi dell’Unione Europea (non dimenticando di coinvolgere le piccole-medie imprese, il cui ruolo primario nel nostro tessuto economico non può essere trascurato).

Andrebbe infine considerato un fenomeno che ormai ha contraddistinto gli ultimi decenni: l’urbanizzazione. Secondo i dati Istat, i comuni ad alto tasso di urbanizzazione, i quali complessivamente ricoprono il 4,8% della superficie territoriale, ad oggi ospitano già il 33,3% della popolazione. Trasformare le città in “organismi” resilienti, sostenibili e capaci di accogliere un numero sempre crescente di persone, con tutte le conseguenze demografiche del caso, sarà un’altra sfida a cui dedicare la massima attenzione.

Tecnologia e partenariato pubblico privato giocheranno un ruolo chiave nel raggiungimento di obiettivi ambiziosi nei settori che abbiamo indicato.

La prima può risultare indispensabile nel rendere accessibile il processo di transizione verso la sostenibilità. Tecnologie quantistiche, nuovi materiali e l’intelligenza artificiale apriranno scenari forse ancora ora del tutto inimmaginabili. Pensiamo per esempio al paradigma introdotto attraverso il 5G e ora pronto a evolvere in sistemi di comunicazione di sesta generazione, per cui la velocità dei dati e i volumi delle reti sono destinati ad aumentare di un fattore mille, riducendo in maniera cospicua i consumi energetici. I Paesi più capaci di finanziare in maniera seria e responsabile la ricerca tecnologica avranno un vantaggio competitivo indiscutibile.

Le partnerships tra pubblico e privato, invece, possono rivelarsi necessarie per rafforzare efficienza e portata degli investimenti. In Italia, le infrastrutture che collegano il mondo della ricerca con quello delle imprese sono molto spesso deboli se non assenti. Da soli, né lo Stato, né i privati avrebbero la capacità di poter guidare una trasformazione così radicale della nostra economia, sia per gli ingenti investimenti di capitale iniziale sia per gli alti costi operativi. Le PPP (partnership pubblico-privato) potrebbero essere usate strategicamente sia come strumento contrattuale per la realizzazione di opere di interesse collettivo sia come modalità di collaborazione di tipo istituzionale tra soggetti pubblici e privati supportata da strumenti di governance, monitoraggio e trasparenza.

Un’Italia caratterizzata da un’economia green e da modelli di sviluppo sostenibile è più che mai accessibile. La chiave di volta starà nell’indirizzare le risorse nei giusti settori, incentivando l’innovazione tecnologica e una forte collaborazione tra Stato e privati. Soltanto così avremo la possibilità di costruire un Paese sempre meno impattante nei trasporti e nell’industria, alimentato attraverso energia pulita e con un settore primario sostenibile.

Guglielmo De Puppi

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