Creando Spazio! Incontro con Pietro Ichino

La serata del 9 dicembre è stata dedicata al prezioso intervento del giuslavorista e pubblicista Professor Pietro Ichino, il quale – alla fine della nostra chiacchierata – ci ha onorati con la richiesta di aderire a Spazio, richiesta della quale siamo molto fieri!

Nella parte iniziale del contributo, abbiamo lasciato che il Professore ci illustrasse la sua pregressa esperienza, risalente al 2013-2014, di creare uno spazio di discussione che potesse raccogliere le prospettive riformiste liberaldemocratiche di allora, e ci suggerisse le tematiche sulle quali concentrare l’attenzione dell’associazione. È con grande interesse che abbiamo appreso quanto, dalla sua prospettiva, oggi più che mai la creazione di un tessuto connettivo in grado di aggregare l’area liberaldemocratica sia fondamentale, tanto per fermare l’avanzata del sovranismo, quanto per sostenere ed agevolare il processo di integrazione europea.

Non senza preoccupazione, Ichino ha affermato di temere l’esclusione dell’Italia dal processo di integrazione europea, tema per lui assolutamente centrale nell’ambito del dibattito politico. Il Professore ha interpretato la proposta di ripartizione delle risorse del Recovery Fund come fortemente vantaggiosa per l’Italia, quasi come fosse un invito dell’Unione Europea a correggere la deriva antieuropeista ed euroscettica manifestata negli ultimi anni nel nostro paese. A mancare, ad avviso del nostro ospite, è la reale consapevolezza della portata delle conseguenze che l’Italia si troverebbe a fronteggiare qualora la stessa fosse realmente esclusa dal tavolo di discussione eurounitario.

Con riguardo alla dimensione strettamente nazionale, un tema che secondo il Professore sarebbe tenere d’occhio è la contrapposizione – ulteriormente accentuata dalle conseguenze economiche della pandemia da Covid-19 – fra l’Italia dei ‘garantiti’ (con reddito indipendente rispetto all’economia circostante) e quella, viceversa, dei ‘non garantiti’. Lo stesso ha altresì posto l’accento sulla necessità di attuare quanto prima un processo di responsabilizzazione dell’amministrazione pubblica che risponda sui (e dipenda dai) risultati ottenuti. Sul punto, Ichino ritiene che Milano oggi potrebbe aspirare ad essere laboratorio di idee ed esempio efficiente di un nuovo modello di amministrazione nazionale, fondato sulla fissazione di obiettivi quantitativamente determinati e rispetto ai quali sia in seguito possibile misurare il mantenimento degli impegni assunti, come l’aumento della raccolta differenziata dei rifiuti o l’incremento del rapporto tra spesa corrente e spese per investimenti del comune.

Nel corso della seconda parte della nostra chiacchierata, la riflessione è stata dedicata al Jobs Act, alla cui ideazione e approvazione il nostro ospite ha partecipato in prima persona. Dopo aver chiarito che la riforma era finalizzata alla semplificazione del codice del lavoro nonché all’allineamento del diritto del lavoro italiano rispetto ai migliori standard europei, anche in punto di numerosità di contenziosi giudiziali, il Professore ha riconosciuto l’incompiutezza del progetto, essenzialmente a causa della mancata implementazione di politiche attive del lavoro, rimaste inattuate per l’inefficienza della ripartizione delle competenze del settore tra Stato e Regioni.

Ciononostante, Ichino ha portato alla nostra attenzione un dato statistico molto significativo e poco diffuso, ossia quello che dà conto della riduzione del 60% del tasso di contenzioso giudiziale registratasi tra il 2012 (con l’avvio della riforma Fornero sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori) ed il 2018, a fronte di una sostanziale invarianza del numero dei licenziamenti. Il drastico decongestionamento costituisce – ad avviso del nostro ospite – un fatto rilevante non soltanto per l’amministrazione della Giustizia, ma anche e soprattutto per il sistema delle relazioni industriali, così come per il tessuto economico nel suo complesso. Del resto, il tasso di contenzioso giudiziale in materia del lavoro in Italia nel 2012 rappresentava un’anomalia negativa, il cui progressivo superamento ha contribuito a rendere il nostro paese (quantomeno fino al 2018) maggiormente attraente per gli investimenti esteri.

Il Professore ha infine manifestato le sue perplessità sull’efficienza del sistema retributivo del settore pubblico fondato sulla contrattazione collettiva nazionale, con livelli salariali nominali uguali in tutto il territorio, seppur a fronte di differenze quantitativamente significative del costo della vita. Dalla prospettiva del giuslavorista, l’elaborazione delle fasce retributive dovrebbe essere parametrata al grado di produttività della zona, e quindi territorialmente diversificata.

Tanti spunti eloquenti, di cui faremo certamente tesoro.

E non mancate giovedì 17 dicembre, alle ore 19.30 per l’evento zoom “Creando…Spazio, con Paola Dubini e Luca Formenton”, promotori di Bookcity 2020 per approfondire la centralità del ruolo della cultura. Vi aspettiamo!

Desideria Pollak

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