Milano, un manifesto per una città “agile”

La pandemia sta rappresentando una linea di demarcazione per le nostre città. Siamo al tempo dell’anno zero per le grandi metropoli. Prima del Covid, Milano ha rappresentato un modello per tutte le altre città italiane, svolgendo un ruolo di primo piano nel panorama europeo e internazionale. È la città che è entrata nei circuiti internazionali più importanti e ne ha saputo attrarre risorse, talenti e opportunità. Dalla moda all’urbanistica, dagli eventi e le fiere al turismo, Milano è stata la città più dinamica e trainante a livello internazionale del Belpaese.

Questo racconto fin all’arrivo del Covid-19, che ha portato il mondo intero verso nuovi paradigmi di vita.

L’impatto più forte per la città di Milano è stato lo “smartworking”, che ha riguardato gran parte delle realtà professionali e aziendali dell’area metropolitana meneghina. Diffusosi per necessità in seguito l’emergenza sanitaria, gli studi di settore ci dicono che questa forma di lavoro rimarrà anche dopo la Pandemia. All’inizio vissuto semplicemente come “lavoro da casa” o “tele-lavoro”, pian piano lo “smartworking” ha assunto sempre più il suo reale significato, cioè lavorare in maniera “agile”. Molti lavoratori hanno sperimentato l’opportunità di lavorare con il proprio pc nei luoghi del cuore delle proprie vacanze, dalla campagna alla montagna, oppure al mare. Mentre altri hanno preferito lavorare nella propria abitazione.

È emerso un modo di lavorare estremamente flessibile, libero e in ultima analisi “agile”. Molte organizzazioni stanno revisionando la propria organizzazione e i processi aziendali per adattarsi allo smartworking e al nuovo approccio lavorativo. Ad esempio, stanno emergendo forme di leadership più partecipate e meno autoritarie. Si sta gradualmente passando dal fornire soluzioni precostituite dall’alto a coinvolgere i propri collaboratori nel trovare delle soluzioni non scontate, inattese e capaci di generare valore per l’organizzazione e l’intera filiera.

Sul fronte del lavoro è nato anche il fenomeno del “South Working” , cioè restare nei propri luoghi di origine, pur lavorando per una grande realtà dislocata altrove e rimanendo agganciati nei circuiti internazionali di rilievo. Questo modello ha indubbi vantaggi sul fronte dei costi dell’abbandono del proprio territorio e qualche svantaggio sui servizi presenti nei territori periferici, ancora non del tutto attrezzati per soddisfare le esigenze di una famiglia moderna. Altri modelli continueranno ad emergere e a rafforzarsi, basandosi sempre sul concetto di una società “agile” che sta venendo fuori dallo shock pandemico.

Quello che viene da chiedersi è: Milano è una città agile? Come può integrarsi in questo processo di cambiamento in atto? Se qualche mese fa, era sufficiente la patina di una città internazionale per attrarre risorse e far crescere la propria comunità, adesso questa identità non basta più. Per tornare di nuovo una città modello, Milano ha necessità di lavorare sulle proprie “rigidità culturali”, che frenano una svolta identitaria per la città. Basti pensare che lo smartworking, già presente in molti Paesi prima della pandemia, stentava a diffondersi a Milano. Il rito quotidiano scandito dai tram e bus, super affollati in orari di punta, il controllo maniacale della presenza in ufficio, del lavorare fino a tardi pur di apparire produttivi, rinunciare ad impegni personali e familiari in quanto difficili da conciliare, sono tutti temi richiusi nella Milano prima del Covid-19, che hanno reso la città sempre più rigida e poco clemente sul bilanciamento lavoro – vita privata.

Il tempo che stiamo vivendo ci dice in maniera netta che è occorre “agilità” in tutti gli ambiti, dal lavoro alla famiglia. Così come lavoratori, organizzazioni e famiglie si stanno adattando a sperimentare una vita agile, anche Milano ha necessità di reinventarsi come città, rompendo con gli schemi del passato e promuovendo nuovi modelli dello stare in società, che possono liberare creatività, energie e attrarre “nuove intelligenze” per il rilancio della Metropoli post Covid.

Giovanni Siracusa

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Riccardo Leoneschi ha detto:

    Complimenti Giovanni un’analisi Che condivido in pieno, sia sugli aspetti positivi Di città modello, sia Sulla rigidità , sia sulle sfide future. Complimenti

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