Il senato approva la chimera!

Nella giornata di ieri, Palazzo Madama ha dato i natali a un nuovo sport politico: il “chimerico”, dal nome della nota creatura mitologica capace di fondere in sé tre animali tra loro eterogenei. Ed effettivamente i senatori in carica hanno spiazzato gran parte degli abitué della politica, nonché la maggior parte dei cittadini sintonizzati sui vari Talk, i quali hanno potuto ammirare la partita di poker tra Conte e Renzi, giocata con le regole di contrattazione in uso nei peggiori suk conosciuti ed il cui esito è stato determinato dall’ausilio del Var, preso in prestito dal calcio: insomma, un guazzabuglio di incastri tra regole necessarie a scavare ulteriormente nel barile della terza Repubblica.

In fin dei conti, a sancire questo minimo storico hanno contribuito diversi colpi di scena, come la sospetta vendetta di Mariarosaria Rossi nei confronti del Cavaliere, oppure le improbabili ragioni del cuore che avrebbe condotto la Polverini a votare sì e infine il ripensamento di Nencini e Ciampolillo, entrambi in attesa di una terza chiamata al voto e poi riammessi grazie al Var. Tuttavia, sarebbe ingiusto citare solo questi casi e scordarsi così frettolosamente la chiamata tra Mastella e Calenda, nonché i successivi diverbi che ne sono sorti su Twitter così come nei vari Talk. Oppure la frase del senatore Cesaro, riportata da Roncone sul Corriere di oggi: “guagliò, tengo tutte le prove ncopp’ o’ cellulare”. Ovviamente si riferiva alle promesse della maggioranza per un suo appoggio all’esecutivo, sebbene l’italiano e alcune assenze sintattiche possano far pensare che volesse dire altro. Ed è udendo questa sinfonia che i più navigati diranno “ma il senato e la politica sono anche questo, bellezza”, ed effettivamente coloro che il Transatlantico lo conoscono come le loro tasche si ricordano i vari Razzi, Scilipoti, nonché le rotture innescate da Fini, Bossi e Bertinotti e chi più ne ha più ne metta. Eppure, in ciò che è emerso in questi giorni c’è qualcosa di più, ed è l’istituzionalizzazione di questa modalità d’acquisizione dei parlamentari, una pratica che fino a qualche legislatura fa era nota solo ai cronisti e agli addetti ai lavori, mentre oggi diventa prassi a cui far assistere chiunque. Certo, se tutto questo lo avesse fatto un governo di estrema destra, o addirittura comunista, oggi l’aria sarebbe più pesante e chi minimizza o difende il suk imposto dal “chimerico” si troverebbe in netta difficoltà, ma i tempi cambiano velocemente.

D’altronde, purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, questo nuovo gioco parlamentare giova a quasi tutte le forze politiche in campo, perché le urne spaventano più dell’indecenza tanto la maggioranza quanto l’opposizione, che pur le invoca a gran voce, mentre il “chimerico” è tutta un’altra storia. Quest’ultimo, infatti, aiuta a prender tempo nell’attesa che un famigerato incidente di percorso possa palesarsi agli occhi di tutti e determinare così nella forma ciò che la sostanza va dicendo già da mesi: che non si sa che strada prendere. E per raggiungere tale obiettivo vale quasi tutto, dal chiamare in causa l’arbitro di turno, da Casellati al Quirinale, a veri e propri atti di conversione di fede che neppure un’apparizione santa potrebbe compiere. Oppure il richiamo agli spettatori che assistono dagli spalti, dal Cottarelli al Draghi, che piuttosto che giocare vorrebbero scappare. E visto che nella terza Repubblica, tra un mojito di troppo e una mossa del cavallo che diventa del caciocavallo, gli incidenti di percorso sono all’ordine del giorno, non resta che aspettare coi pop-corn in mano affinché qualcuno caschi nella trappola del gioco. Ma per ora Conte sembra conoscere e usare le debolezze della propria squadra, così come i bluff di chi gioca un po’ di qua e di là, dentro l’opposizione, ma comunque pronto a intervenire a favore delle scelte più importanti della maggioranza, sempre che questa non lo spolpi prima.

E in fin dei conti è questa la morale del “chimerico”, un gioco che va sempre bene, un po’ come un completo blu o un paio di jeans, non passerà di moda tanto facilmente e soprattutto non prima di aver svuotato la politica e le istituzioni di quel poco di credibilità e decenza che ancora rimane inviolata. In questo modo non solo il progetto di un grande partito liberaldemocratico moderato, da più parti reclamato, faticherà a nascere, ma si potranno infoltire ancor di più le fila di chi già da tempo ha scelto la via della polarizzazione. D’altronde in questo fritto misto di centro, in cui sono tutti intenti a differenziarsi sulla base di logiche partitiche tralasciando spesso i grandi temi comuni, si è perso da tempo il dato più ovvio, ovvero il fatto che per l’elettore i sapori sono ormai così confusi da apparire tutti uguali e poco invitanti, mentre le novità sovraniste e populiste catturano l’occhio quanto l’olfatto.

Che fare quindi? L’unica chance rimasta sembra quella dettata dalla leggenda che ha creato questo gioco parlamentare, ovvero aspettare l’arrivo di un eroe, o meglio ancora di un’eroina, capace di sconfiggere il mostro mitologico e interrompere così questo scempio delle istituzioni, prima che la parola politica assuma connotati ben peggiori di quelli a oggi in voga. Oppure, e questa sembra la scelta del momento, aspettare che il “chimerico” finisca da solo e determini da sé il vincitore naturale di questa contesa; ma non è detto che il ritorno dalla dimensione ludica a quella reale prospetti la stessa dose di entusiasmo e questo lo sa tanto la maggioranza, quanto l’opposizione.

Claudio Dolci

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