Fiducia e democrazia

Ho letto pochi giorni fa dell’ultimo rapporto CENSIS sullo stato sociale dell’Italia nel 2020. Per curiosità sono andato a confrontare alcune cifre con il Rapporto 2019, per capire quanto il COVID possa aver aggravato certe situazioni. Ho trovato un dato del 2019 che non compare come tale nel rapporto 2020 (forse perché gli estensori non volevano suicidarsi): il dato sulla fiducia. Il 75 per cento degli italiani non si fida degli altri. Del prossimo, del nostro vicino di casa, di banco, di ufficio, o semplicemente di chi si incontra per strada o in metro. Inoltre, “il 49% ha subìto nel corso dell’anno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti, spintoni), il 44% si sente insicuro nelle vie che frequenta abitualmente, il 26% ha litigato con qualcuno per strada.

Ora confrontiamo questo 75 per cento con un dato ugualmente impressionante del 2020: “l’87,3% degli italiani che appartengono al ceto popolare pensa che sia molto difficile salire la scala sociale, considerazione condivisa nella stessa percentuale anche dai “millennials” (i giovani nati tra gli anni ’80 e il 2000).” Cioè: ascensore sociale bloccato, o almeno percepito come tale (“pensa che sia molto difficile…). Quindi, rancore e sfiducia in crescita verticale.

Per non parlare della sfiducia crescente degli italiani verso la UE, nonostante il grande salto di qualità realizzato con il Next Generation EU (e l’inedita e incredibile assunzione di debito comune!). Gli italiani sembrano non aver capito, o i media non hanno saputo o voluto spiegare loro il salto di qualità. Non si spiega diversamente che solo il 28 per cento abbia fiducia nella UE (contro una media europea del 43), e che addirittura il 58 per cento valuti negativamente gli aiuti approvati dalla UE.

Tutto negativo quindi? Italia irrecuperabile (e ingovernabile)? Parliamo della fiducia.

Tutta la nostra vita si basa sulla fiducia. Di chi possiamo avere fiducia? La democrazia rappresentativa si basa sulla fiducia. Quando andiamo a votare per il Parlamento, nell’esercizio più alto della nostra cittadinanza, il gesto che realizza la democrazia, il “potere del popolo”, esprimiamo un atto di fiducia verso le persone, i partiti che ci rappresenteranno in Parlamento. Sessanta milioni di persone non possono riunirsi in assemblea come il popolo nell’agorà di Atene. Quindi delegano il potere a quasi mille (ops! ora seicento) parlamentari, che approveranno le leggi e daranno la fiducia all’esecutivo. Senza fiducia, non c’è democrazia. Senza Parlamento, senza partiti (partiti, non movimenti), non c’è democrazia. C’è solo l’illusione dei singoli di parlare con il Capo via Twitter. Cioè la distruzione del contratto sociale. Non a caso la parola più usata da Trump nel discorso di insediamento era “popolo”. Quella di Biden, “democrazia”!

Tutta la nostra vita si basa sulla fiducia. Nella scienza, ad esempio. Io non sono uno scienziato, né un fisico né un immunologo. Ma mi fido di chi ha dimostrato che la terra è una sfera e non è piatta; e di chi ha dimostrato che i vaccini funzionano contro i virus. Come si può vivere senza aver fiducia nella scienza? Quella scienza che nel suo percorso difficile, nella storia, è arrivata in molti campi a certe conclusioni, senza mai tuttavia pretendere di essere la Verità assoluta, ma sempre rimettendo in discussione le sue conclusioni. Cosa difficile da capire per chi cerca verità facili e immediate.

Ecco, nella storia… Come sappiamo che è esistito Cesare, o l’impero Romano? O Carlo Magno e Luigi XIV? Perché ci fidiamo degli storici, dei libri di storia che abbiamo letto (si spera) a scuola. Perché ci fidiamo dei monaci amanuensi che nel Medioevo trascrissero la gran parte dei documenti originali del nostro passato. In breve, perché ci fidiamo.

Di cosa esattamente possiamo fidarci? Dell’informazione? Dei giornali? O piuttosto della televisione, di internet, delle immagini? Quando ero giovane, e non esistevano né Internet né le fotocamere digitali, si diceva che “una fotografia vale più di mille parole”, perché “vera” in assoluto. Si poteva fare un fotomontaggio, ma bastava un occhio allenato per svelarlo. In generale, nessuno metteva in dubbio un filmato o una fotografia, soprattutto se in possesso “dell’originale”. Oggi con il digitale, tutto si può modificare, tutti possono farlo. Chi mi dice che una foto o un video sono “veri”? Ecco un altro tassello per la sfiducia.

Conclusione? Secondo il Censis, il 75 per cento degli italiani non si fida “degli altri”. E gli scenari che ho descritto sopra, nella storia, nella scienza, nella politica, sono la conseguenza inevitabile di questa sfiducia. Coniugata al rancore di quell’87 per cento che percepisce l’inamovibilità del ceto popolare, si ottiene una miscela esplosiva per il nostro amato Paese. Un rischio enorme per la democrazia. Vogliamo aggiungere che il 47 per cento degli italiani è a favore della pena di morte, e addirittura lo è il 48 per cento dei giovani (fonte Censis)? Un rischio enorme per quei diritti civili e sociali che si sono affermati con così tanta fatica nel mondo dal 1789 in poi. Un rischio enorme, se oggi il 58 per cento degli italiani è pronto a sacrificare la propria libertà per la sicurezza (sempre Censis). Sacrificare la propria libertà per la sicurezza. Vi rendete conto? Cosa faremmo di fronte a un’altra pandemia? Già così si auspica un “governo forte” e qualcuno ha chiesto i “pieni poteri”… Non oso andare oltre.

Cosa possiamo fare allora per impedire il disastro? Non mi viene in mente nulla se non unire le forze di quel 42 per cento (forse) di italiani che non sono disponibili a sacrificare la propria libertà. Unire le forze dei democratici è l’unica soluzione. Riportare la fiducia, partendo dal lavoro sul territorio, senza erigere barriere “frazioniste” (si sarebbe detto una volta), per unire associazioni dal basso, fare cultura, diffondere la cultura del dialogo senza censurare nessuno e dando a chiunque si riconosca nei valori della libertà e della democrazia rappresentativa la possibilità di parlare e di intervenire.

Raffaele Raja

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