Big Pharma, populismo e informazione (Che tipo di società vogliamo?)

Sono due giorni che sento le stesse cose. Big Pharma, cioè l’insieme delle grandi aziende farmaceutiche dei vaccini anti COVID, ci sta fregando. Teoria del complotto o realtà? Non mi riferisco alle fake news su Internet o sui social. No, parliamo della televisione pubblica, della rete che una volta era la tv di sinistra. E che ora rincorre il populismo. Vediamo.

Guardo una trasmissione di reportage d’inchiesta, nota per la sua aggressività e indipendenza. Oggetto dell’inchiesta? Big Pharma, e cosa sta accadendo ai vaccini. Perché c’è penuria, perché i contratti sono segreti, cosa “c’è sotto”. Bene, finalmente qualcuno che ci dirà la verità… E invece. Contraddizioni e frasi buttate lì con nonchalance. Si va da “l’80 per cento dei contagiati sono asintomatici” a un attacco contro il Ministro della Salute e le sue strutture per aver sottovalutato il COVID a gennaio 2020. Allora questo COVID è all’80 per cento una semplice influenza o una grave emergenza che non si doveva sottovalutare? Boh. Poi, il pezzo forte. Big Pharma.  

Attacchiamo Big Pharma, rea di perseguire il suo sporco profitto e negarci i vaccini proprio quando stiamo per affrontare il virus che sta distruggendo le nostre economie e le nostre vite da un anno? Certo, siamo giornalisti duri e puri, noi. Ma non possiamo aspettare ancora qualche mese? Come si dice: ora c’è l’emergenza, poi faremo i conti. E chi ha sbagliato pagherà. No, non si può aspettare. Fra sei mesi non interesserà a nessuno! È la regola dello show business.

Quindi per l’audience, per l’ansia del servizio giornalistico (ripreso da altre trasmissioni sulla stessa rete), per non “bucare” la notizia, al diavolo le conseguenze. E quali sono le conseguenze? Semplice. Il telespettatore-cittadino che da un anno vive chiuso in casa per la paura (alimentata – solo in Italia – da maratone televisive di tutti i canali), chi ha scarsa frequentazione con la scienza o le nozioni di base, nei suoi otto secondi di attenzione media dirà: “Il solito magna magna. Multinazionali che speculano sui poveri cristi, venticinque miliardi di guadagni dal vaccino! Alla faccia nostra e dei poveracci che hanno perso il lavoro! Che schifo!” Altra sfiducia, altro rancore un tanto al chilo buttato lì sul tavolo.

Il giudizio del popolo è inappellabile, formulato negli otto secondi dell’attenzione media, limitandosi spesso ai titoli (mica vorrai stare due ore a vedere che rimenano le stesse cose!). Processi per direttissima, con la gogna televisiva. Riflessione zero.

Ma cosa c’è da riflettere? Big Pharma si difende benissimo da sola. A me qui preme una riflessione sul tipo di società che vogliamo, e come ci si muove in concreto in una situazione di emergenza. Primo. Vogliamo il capitalismo o il comunismo? Ah beh! Quello dei gulag no, certo, siamo una democrazia liberale…quindi vogliamo il capitalismo… con uno Stato che faccia rispettare le regole, però!

Secondo. Quali regole? Riavvolgiamo il film della crisi. A marzo 2020 tutti gli scienziati (tutti) dicono che per avere un vaccino ci vogliono da un anno e mezzo-due a cinque anni, se si riesce ad avere un vaccino (per l’HIV ancora non c’è dopo quarant’anni…). Dopo il lockdown totale tutti gli Stati hanno paura. Qui l’economia crolla, non è possibile stare tutti chiusi in casa per molto tempo. Posto che ci vogliono due anni per avere un vaccino, mica possiamo stare chiusi due anni!? Ma scherziamo? E le nostre imprese dove vanno a finire? (Ecco il solito dilemma tra salute e lavoro…) Perciò bisogna “riaprire”. Con gradualità, grazie all’estate, torniamo alla normalità. Così si arriva a settembre…e inizia la “seconda ondata”. Nel frattempo i governi europei decidono di delegare alla Commissione europea la trattativa con Big Pharma per prenotare tutti i vaccini disponibili. Oddio, ma (luglio-agosto 2020) i vaccini non ci sono ancora! Solo ricerche in corso, qualcuna più avanti di altre. Pazienza. “Maiora premunt!” Contratti secretati? Chissenefrega! Non possiamo stare a discutere questi dettagli. Prezzi diversi e esagerati? Idem come sopra. Clausole vessatorie mai viste? Idem. E poi, questi vaccini potrebbero non andare a buon fine…Pazienza! Dobbiamo uscirne, c…! (Qui la celebre parolaccia di De Falco a Schettino).

Ora, noi siamo in un mondo globalizzato dove dal 1989 nessuno ha osato contestare il capitalismo più sfrenato. Come ci si può meravigliare che le aziende dei vaccini abbiano imposto una serie di clausole a loro favore in un contratto di per sé inconcepibile, dal momento che l’oggetto del contratto non esisteva? Come comprare un’automobile che non esiste ancora, sulla base di uno schizzo, un’idea, e poi lamentarsi perché le luci sono quadrate anziché rettangolari, o perché consuma più di quanto “pattuito”. Nessuno poteva immaginare che avremmo avuto un vaccino efficace e sicuro in nove mesi. Un primato assoluto. Per forza qualcosa può non quadrare. Se le luci sono quadrate anziché rettangolari, tuttavia illuminano la strada, e ci sono! Consuma troppo? Ma almeno cammina, la sua funzione la fa. Non se ne producono abbastanza? Pazienza. Come per la Ferrari, ci sarà una lista d’attesa…

Ecco che l’emergenza (il panico, per meglio dire) ha sciolto nell’acido qualsiasi regola o principio. Ma era difficile fare altrimenti. Alternative? Due soltanto, su cui riflettere per capire che tipo di società vogliamo. La prima: il Comunismo capitalista cinese. Nazionalizziamo le fabbriche di vaccini, li produciamo “in casa” e anche senza fase 3 li diamo ai nostri cittadini (gratis). Chi primo “riapre” primo si posiziona nella competizione globale: la Cina insegna. Problema risolto. La seconda: Niente vaccini, lasciamo che la pandemia passi da sola, non fermiamo l’economia. La “spagnola” nel 1918 durò solo due anni. In fondo, non abbiamo detto che il COVID è una “semplice influenza” e che l’80 per cento è asintomatico? In fondo, muoiono solo i vecchi, notoriamente non produttivi…

Raffaele Raja

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