La giostra dell’inflazione: gli ingranaggi

Si stava meglio quando c’era la Lira, oppure adesso che c’è l’Euro? Fino a qualche settimana fa questo dilemma serpeggiava nella politica romana quanto nei discorsi di imprenditori e dipendenti, tra slogan e idee demagogiche. D’altronde, e benché se ne dica, la scelta tra una moneta forte, come l’Euro, e una più traballante, com’era la Lira, richiede la comprensione di uno dei fenomeni della finanza più affascinanti e allo stesso tempo drammatici che si conosca, ovvero l’inflazione. Terreno di studio, e quindi di competenza, delle tre figure cardine degli unici governi tecnici della storia Repubblicana, Ciampi, Monti e Draghi: ed per questo che la comprensione dell’attualità non può prescindere dalla storia dell’inflazione. Ed è per comprendere questo fenomeno, come molti altri, che oggi nasce SpazioEconomia, una rubrica che vuole dare voce a chi ha le competenze per raccontare e rispondere a quesiti che pongono al centro del dibattito il mondo dell’economia.

A guidarci in questo primo ciclo di interviste, dal titolo La Giostra dell’Inflazione, sarà Roberto Biondini, appassionato di politiche monetarie, laureato in economia alla Luigi Bocconi e membro attivo dell’Associazione Spazio Milano, che in qualità di Cicerone ci svelerà i segreti del “sali e scendi” dell’inflazione e le sue ripercussioni sulla vita di tutti i giorni.

Allora Roberto, si parla spesso di inflazione, così come di spread e altri concetti economici molto tecnici, dando per scontato che tutti sappiano di che cosa si tratta. Ma spesso non è così, e l’obiettivo di queste chiacchierate è proprio quello di scomporre la complessità e renderla accessibile a un neofita, quanto avvincente per chi come te già la conosce. Ti chiedo quindi di spiegarci che cosa sia l’inflazione?

La risposta a questa domanda è complessa solo se si parte dalla definizione canonica di inflazione, ovvero: essa è la crescita sostenuta del livello generale di prezzi. Che espressa così dice poco o niente, ma che può agevolmente essere tradotta in quest’altra formula: l’inflazione ci dice quanto il prezzo di un prodotto stia aumentando nel tempo. E di norma, uno dei compiti delle banche centrali, dalla Fed alla Bce, è proprio quello di controllare tale crescita dell’inflazione e far sì che essa aumenti di un 2% all’anno. Ed il motivo è molto semplice, perché se aumenta l’inflazione aumentano i prezzi dei prodotti, dal caffè del bar all’automobile venduta dal concessionario, giungendo così a un maggior numero di persone che si recheranno a comprare un caffè, o una macchia, oggi, piuttosto che domani. 

Passi il concetto di inflazione, ma perché dovrei acquistare la stessa macchina oggi e piuttosto che domani? Qual è la differenza tra queste scelte?

Te la spiego così, tutti noi, di norma, acquistiamo un prodotto quand’è in sconto e sappiamo che se non lo acquistassimo durante il periodo promozionale, ma subito dopo, ci ritroveremmo a pagarlo un prezzo maggiorato (che era poi il suo prezzo originale). Ecco: un aumento costante dell’inflazione fa proprio questo, genera un vantaggio nell’acquistare un prodotto oggi piuttosto che domani, e tale logica non vale solo per il caffè o l’automobile, ma per tutti i beni in commercio. In altre parole, un aumento costante dell’inflazione ci dice che i prezzi di oggi sono più bassi di quelli che troveremo domani e che quindi ci conviene acquistare adesso invece che tergiversare. Ed inoltre, se tutti noi decidessimo di comprare, che ne so, le brioche ad esempio, e lo facessimo oggi, ecco che domani il pasticcere ne dovrebbe produrre di più e così, nel tempo, si vedrebbero aprire nuove pasticcerie e con esse un incremento dell’occupazione generale. D’altro canto, più esercizi commerciali aprono, più sale la domanda di forza lavoro e di conseguenza trovare lavoro domani sarà più semplice perché oggi abbiamo scelto di comprare le brioche oggi, invece che posticipare tale acquisto, oppure non farlo affatto. Riassumendo, un aumento costante dell’inflazione tende a produrre un incremento dei consumi, dei prezzi dei beni, dell’occupazione e di conseguenza del Pil di un Paese: ed è proprio questo il meccanismo che le banche centrali di ogni cercano di favorire nella formula del +2% annuo.

Si può quindi dire che l’aumento dell’inflazione, e quindi in modo proporzionale del prezzo generalizzato dei prodotti, sia una cosa positiva?

Ni. Nel senso che va bene solo se questo aumento rimane entro certi parametri, perché se un caffè oggi mi costa un euro, domani due e dopodomani quattro, ecco che il gioco dell’incremento controllato si rotto e l’inflazione mostra il suo volto diabolico. Se ti ricordi, infatti, nella Germania degli anni ’20 era consuetudine andare a ritirare il proprio stipendio con carriole piene di marchi tedeschi, il cui valore dell’epoca, soprattutto a causa della grande recessione e degli esisti della Grande Guerra, era praticamente irrisorio. Considera, poi, che ci sono casi estremi in cui l’aumento dell’inflazione è talmente repentino da favorire l’introduzione di più valute contemporaneamente e magari tutte in un unico Paese. A Cuba, ad esempio, circolano contemporaneamente il Peso Cubano, il Cuc e il dollaro, ed ognuna di esse risponde a problemi legati alla politica monetaria, e nello specifico all’inflazione; la quale ci dice, tra le altre cose, quanto una determinata economia stia bene oppure no. Il caso estremo è quello espresso dell’impoverimento costante, persino in ore, di una valuta, tale da poter imporre persino l’abbandono della stessa, com’è accaduto di recente proprio nello Zimbabwe. E considera che in alcuni casi non si può nemmeno ripiegare su questa strategia e allora non resta che ritornare al baratto. 

Per spiegarlo con altre parole, il meccanismo che regola l’inflazione è simile a quello esercitato da una diga. La quale viene costruita proprio per regolare il flusso d’acqua e far sì che quest’ultima generi energia e non venga sprecata in mille rivoli. Tuttavia, possono sempre sopraggiungere cause esterne, come momenti di siccità, oppure fenomeni imprevisti e difficilmente controllabili, come ad esempio il distacco di quel ghiacciaio in India, che possono determinare un’inefficienza, se no un effetto dannoso della diga stessa. D’altronde, e benché si possano controllare molte delle variabili che determinano l’inflazione, esisteranno pur sempre delle logiche che esulano dal raggio d’azione delle banche centrali, così come un evento imprevisto potrà comunque rendere inutile o persino dannosa quella stessa diga che normalmente genera energia e irriga i campi.

Effettivamente dal quadro che hai tratteggiato fin qui, le ricette per gestire l’inflazione possono avere degli effetti collaterali e non sono sempre pronte all’uso, e valide, per tutte le stagioni storiche…

Si, ma d’altronde la vita stessa è priva di certezza e sperare che un artificio umano possa averne, è forse ingenuo. Ad ogni modo, esistono delle cose che sappiamo abbastanza bene circa il funzionamento dell’inflazione e che possono intervenire per bilanciarne gli effetti e consentire che essa segua un percorso lineare. Ad esempio, è noto come l’indipendenza delle banche centrali, espressa dall’autonomia delle loro scelte, possa, almeno sul medio periodo, indurre gli altri attori presenti nel mercato, come i grossi investitori, a ritenere plausibile che l’inflazione raggiunga effettivamente quel 2% annuo di cui abbiamo parlato prima. E può sembra quasi paradossale, ma più la politica, quella degli Stati, cerca di introdurre misura di natura fiscale per abbassare il debito mediante una svalutazione della valuta, più è probabile che gli attori del mercato siano inclini a pensare che essi non saranno capaci di mantenere stabili i prezzi dei prodotti, almeno sul lungo periodo. 

In altre parole, ogni volta che la politica pensa di poter usare l’inflazione a suo piacimento, magari imponendo una propria agenda alle banche centrali, più è probabile così facendo ottengano solo l’effetto contrario. E questo è abbastanza ragionevole, perché l’inflazione, così come il clima del caso della diga, non permette un controllo perfetto, anzi. Piuttosto converrebbe che l’inflazione, essendo una materia di pertinenza delle banche centrali, resti in gestione a loro e non nelle mani della politica, benché questa ne dica. Tanto per farti un esempio più chiaro: tu preferiresti che una diga fosse gestita da un ministro o da un ingegnere?

Domande come queste dovrebbero avere una risposta univoca, ma come ci racconterà Biondini, la storia dell’economia presenta più sfaccettature e interpretazioni di quelle descritte sin qui. Ed esse sono così difficili da interpretare che la scelta stessa tra l’Euro e la Lira è stata fondamentale anche nel primo governo gialloverde, e chissà se una volta terminato l’innamoramento per l’europeismo non ritorni alla ribalta. Una ragione in più per seguire i prossimi appuntamenti della La Giostra dell’Inflazione e affrontare la complessità dell’attualità con gli strumenti della conoscenza.    

Roberto Biondini e Claudio Dolci

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