Progetto riformista

L’attuale situazione politica che stiamo vivendo oggi, caratterizzata dall’incertezza e dallo smarrimento dei partiti politici, nonché del proprio elettorato, è frutto delle scelte o, per meglio dire, delle non scelte fatte dalla fine di quella che viene chiamata “Prima Repubblica”.

Per tutto l’arco temporale che va dal 1948 al 1994 il sistema politico-partitico italiano era di tipo ideologico, dove il consenso era espressione del senso di appartenenza a un pensiero, a una cultura, a una storia, a una tradizione. Infatti, nonostante i principali partiti politici – la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano ed il Partito Socialista Italiano – fossero frammentati internamente in numerose correnti, il pubblico interesse e l’ideologia erano prevalenti rispetto ai personalismi.

Con l’avvento di “Mani Pulite”, che ha sconvolto e scardinato il sistema politico con la conseguente scomparsa dei grandi partiti (DC e PSI), e la modifica del sistema elettorale da proporzionale a maggioritario, si aprì una crisi e un mutamento del sistema politico senza che questo portasse anche ad un consequenziale mutamento del sistema istituzionale. Si è passati, così, a un bipolarismo “imperfetto”, dove il consenso non era più espressione di appartenenza ideologica e culturale, bensì di fazionismo: berlusconiani da un lato, antiberlusconiani dall’altro, due parti contrapposte in un imperituro conflitto.

Per poi arrivare ai giorni nostri dove, attraverso una involuzione del bipolarismo sotto le pulsioni di movimenti populisti, sovranisti e antisistema, assistiamo alla nascita di un multipolarismo caratterizzato dal continuo proliferare di una pletora di sigle e partiti che puntano a conquistare fette più o meno consistenti di elettorato in virtù del riconoscimento del leader, senza definire e mettere a punto una piattaforma culturale e programmatica.

In una situazione sì complessa è lecito, ma ancor più doveroso, chiedersi: chi sono i riformisti? E, soprattutto, quale deve essere il loro ruolo? Oltre, quindi, a definire o, meglio, ridefinire il perimetro culturale e valoriale all’interno del quale identificarsi, è preminente riconoscersi in un progetto e lavorare alla sua implementazione. Un progetto che sia rinnovatore e innovatore della società, partendo dalle istituzioni, che traghetti il Paese verso un nuovo rilancio sociale, economico e culturale.

Proprio il rinnovamento e l’ammodernamento delle Istituzioni in primis, capace di garantire stabilità al sistema politico, deve necessariamente essere considerato un intervento non più procrastinabile; e un partito che ha l’ambizione di definirsi riformista deve porsi questo ambizioso obiettivo e farsene carico, avendo il coraggio di ricoprire il ruolo di indirizzo e coordinamento. Con l’avvento del governo Draghi ci sono oggi le condizioni ed il tempo affinché tutte le forze che si considerano riformiste e si riconoscono in un tale progetto, possano organizzarsi e portare a termine il lavoro che segni il reale passaggio verso la “Terza Repubblica”.

Gianvito Tumbarello

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  1. L’Europa dové, avete chiesto. L’Europa.rispondo io, é presso gli Stati, di cui ne fanno parte. Poi, a seguire, ci sono tutti i cittadini di dette entità statali che formano il vasto Popolo europeo. Al momento, oltre alla moneta unica, di veramente unitario, non si vede granché e questa situazione, non permette all’Europa, di mettere in campo tutto il suo potenziale di mezzi, di idee, di cultura e di tutto quello che serve per far star bene i cittadini europei. Niente di unitario nella politica estera, altrettanto dicasi per una difesa comune, La scienza ad esempio, anche questa importante materia, segue il modulo del “fai da te”. Syessa cosa per quanto riguarda la salute, anzi, ancora peggio! E se qualcuno non crede, sarebbe sufficiente guardare proprio questo preciso momento, nel quale, l’Europa sta soffrendo la triste pandemia che miete centinaia di migliaia di morti! Ecco un motivo, per accelerare i momenti e soprattutto, i settoi di vitale importanza, con un maggiore quota di lavoro comune di un grande popolo: quello di un’Europa unita! (M.G.)

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