Democrazia e il ritorno del bipolarismo

Qualche riflessione di getto sull’ultimo bellissimo libro della giornalista americana Ann Applebaum appena uscito da Mondadori, “Il tramonto della democrazia”. Il sottotitolo è molto più espressivo del contenuto del libro: “Il fallimento della politica e il fascino dell’autoritarismo.” L’autrice sommariamente passa in rassegna cosa succede nell’Europa dell’Est, in Ungheria e in Polonia (dove peraltro si è trasferita a vivere), e come queste democrazie si siano inesorabilmente avviate ad essere “autocrazie” o “democrature”. Così oggi si preferisce chiamare quegli Stati dove le forme della democrazia sono mantenute, ma la sostanza è quella della dittatura, con poche o nulle libertà di stampa e di espressione, e molti rischi, anche per la propria vita, per chi osa esprimere dissenso. Eppure…

Eppure, la Polonia e l’Ungheria fanno parte dell’Unione europea, dove non dovrebbero essere ammessi paesi che violano le libertà e i principi fondamentali su cui si regge la costruzione europea. Eppure, nessuno osa sbatterli fuori, e il germe del nazionalismo e dell’ammirazione (come dice Applebaum) per un modo di agire sbrigativo, autoritario, efficace perfino, anche se non rispettoso dei diritti delle minoranze, cresce ogni giorno di più. Eppure, cresce anche altrove. In Italia, come in Francia, in Germania, in Inghilterra, dice Applebaum, i classici partiti di destra o centrodestra (come i Tories inglesi) si sono spostati negli ultimi anni decisamente verso posizioni estreme, nazionaliste e filo-autoritarie. Sono diventati ammiratori di chi li spinge a essere ancora più nazionalisti (vedi Brexit), di chi può ignorare l’opinione pubblica più “progressista” (cioè la stampa libera?), di chi li spinge a prendere posizioni più drastiche contro l’immigrazione, contro i diversi, contro le minoranze.

E la pandemia? Che effetto ha avuto? Verificate, prendete i giornali europei da un anno in qua. Fin dall’inizio, come tutti hanno sparato a zero sull’Italia, rea di aver ospitato (nella vulgata comune) il paziente zero europeo del COVID-19, così tutti gli Stati hanno alzato muri e barriere, chiuso frontiere, messo a terra aerei e azzerato scambi commerciali con gli altri Paesi. Prima la Cina, poi l’uno con l’altro tutti i Paesi europei. Desiderio di sicurezza o riflesso condizionato nazionalista? Difficile distinguere. Fatto sta che sui giornali si sentiva palpabile il pensiero di un popolo scioccato da un evento di tipo medievale (la peste), affrontabile solo con metodi medievali: la quarantena, l’isolamento, la chiusura delle frontiere. E il metodo moderno, il vaccino? Macché, se va bene ci vorranno tre-cinque anni. Quindi, finita la modernità! Conseguenze sul piano politico? Ognuno per sé. E la UE? Boh, sta lì e non serve a nulla. Poi piano piano qualcuno pensa: ma sì, diamole da contrattare per i vaccini, tanto è tempo perso… l’importante è che non impegni troppi soldi. Macché Pfizer che costa troppo! No, deve trattare solo con Astrazeneca che costa poco… e così via. Tanto, se sbaglia, è l’Europa che sbaglia. Noi, gli Stati, saremo fuori da ogni polemica…

Così, secondo la Applebaum, la fascinazione per l’autoritarismo è nettamente aumentata. E, aggiungo io, chi non ha sognato di avere un cavaliere misterioso, un nume tutelare che finalmente ci regalasse un vaccino e ci togliesse da questa crisi spaventosa? Poveri gli altri Paesi che non avevano un Draghi a cui ricorrere… Quindi, è aumentato esponenzialmente, oltre al contagio, il desiderio di autorità. Cioè il desiderio di avere uno Stato forte, che sapesse intervenire, difendere i suoi cittadini, anche a costo di urtarsi con gli altri. Uno scenario allettante per le destre di tutto il mondo. Trump ne è l’esempio più evidente, anche sotto il profilo della trasformazione estremista a cui ha portato il partito repubblicano, e sotto il profilo della distorsione della Costituzione americana verso un’interpretazione autoritaria (più di quanto non lo sia già di suo…). Ma oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Johnson ha portato il Regno Unito fuori della UE, e sventola la bandiera del paese più vaccinato d’Europa, che riprende a vivere. Macron si sposta a destra ogni giorno di più, terrorizzato dai sondaggi che danno la Le Pen in forte rialzo, in attesa delle elezioni presidenziali del 2022. La Merkel si prepara a uscire di scena in una Germania indebolita e divisa, con una destra estrema in forte ascesa, e una Cdu tentata di inseguirla sui suoi temi più emblematici: no all’immigrazione, no a un’Europa più solidale.

In conclusione, dal saggio della Applebaum si può desumere che i partiti tradizionalmente di destra e di centrodestra si stanno appiattendo su posizioni estreme. Che i partiti di sinistra sono per ora immobili perché non sanno come reagire, avendo sposato la causa della “terza via” di blairiana memoria, cioè il capitalismo. Che l’estrema sinistra rischia di restare sola e fortemente minoritaria, barricata in un’ideologia anti-capitalista incomprensibile ai più. Che il centro rischia di essere spazzato via del tutto, non essendo capace di offrire un’alternativa al popolo affascinato dalle soluzioni rapide ed efficaci. O meglio, che in un inevitabile ingrossamento della destra, i sistemi più o meno bipolari che esistono in quasi tutte le democrazie occidentali tenderanno ad assorbire la componente centrista e dissolverla in un fronte unico di estrema destra.

La nuova polarizzazione del mondo favorirà dunque la concentrazione a destra. Non è detto che accada così anche a sinistra, purtroppo (aggiungo io). Fino a quando non saranno messi in discussione i principi stessi della democrazia liberale, cioè la libertà di stampa, di espressione, di manifestazione. Allora forse le anime belle del “centro”, i “moderati” dovranno scegliere da che parte stare. Cioè decidere quale delle due parti difende davvero la libertà. A meno che…  non si eviti un sistema bipolare?

Raffaele Raja

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