Diciamo in coro: No allo Ius soli sportivo, Sì ai diritti

In un paese dove milioni di ragazzi di seconda generazione, italiani de facto, aspettano di diventare cittadini, farebbe sorridere se non fosse grottesco sentire parlare di ius soli sportivo.

Perché, quando si tratta di ragazzi di seconda generazione, si finisce per accostare il conseguire dei diritti ad un doverselo guadagnare?

Noi tutti nasciamo con dei diritti inalienabili. Perché non dovrebbe essere lo stesso per chi ha la “colpa” di avere genitori non italiani anche se loro lo sono?

La cittadinanza non è un premio a punti, non la si deve meritare solo perché si è bravi nello sport o si salva la vita ai propri concittadini. I ragazzi che sono nati o cresciuti in Italia sono già cittadini come tutti, anche se hanno una fisionomia diversa. Sono andati a scuola qui, e casa loro è l’Italia, di cui però sono spesso figli di serie B.

Avere la cittadinanza e i relativi diritti, quale quello di poter votare, e quindi essere parte integrante della società, sono le fondamenta nella formazione di una persona. Costruisce il senso di sè nella società, ci responsabilizza come cittadini. Ci da diritti e doveri. Ed è dunque inammissibile vivere, come purtroppo succede ancora oggi, in un limbo burocratico – dove ti impediscono di diventare.

Diventare, deriva da de-venire: arrivare, giungere.

Ognuno di noi ha dentro di sè quella forza vitale che ci spinge a realizzarci e avere dei sogni. Arrivare appunto, ad una destinazione del sè, sentirsi compiuti, e come farlo, e come giungere senza una casa? Senza una piena identità? Quella di sentirsi figli a casa propria, avvolti da quella sicurezza, da quell’abbraccio che fortifica e ci da la spinta a realizzarci.

L’articolo 15 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo afferma che ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.

In Italia per poterla richiedere devi aver risieduto ininterrottamente per 10 anni e aspettare di avere 18 anni per fare richiesta. Dopodiché devi aspettare dai 4 ai 7 anni circa (tempistica peggiorativa che è stata estesa da 24 mesi a 48 mesi con l’ultima Riforma Salvini del 2018).

È un infinità. A 18 anni decidi il tuo futuro, o

almeno prendi delle decisioni in tal senso: cosa voglio diventare? Quindi, cosa devo studiare, come mi devo preparare?

Aver la cittadinanza è una conditio sine qua non per accedere a tantissime carriere. E negarlo, di fatto, ai ragazzi che ogni giorno contribuiscono a costruire questo Paese – e non solo vincendo le medaglie – significa bloccare il loro diventare, e il nostro.

Anelisa Starck

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