Il segretario in Panne

L’altra sera, dopo una giornata passata al sole, stavo riposando tranquillo sul divano di casa quando all’improvviso è venuto a farmi visita “O munaciello”, lo stesso comparso anche nel film di Sorrentino “la mano di Dio”. Si tratta di una figura misteriosa, che viene descritta nelle leggende della tradizione partenopea come un piccolo monaco bambino benefico quanto dispettoso.

Superata la sorpresa iniziale, a colpirmi è stato soprattutto il tema del suo monologo, tutto incentrato sulla Politica: durante il quale, tra un urlo e un sorriso, sono state narrate le vicende del segretario alla guida del più importante partito italiano. In poche settimane, infatti, il segretario è passato dal sapiente e chirurgico uso del cacciavite alla confusione distruttiva più totale.
E dire che fino al 21 luglio, proprio quel cacciavite, la tanta pazienza e il gioco di rimessa avevano contribuito ad aiutare il segretario a tenere una rotta precisa ed equilibrata, mentre ora, dopo la tempesta violenta ed improvvisa della crisi di Governo, tutto è cambiato.

Dapprima, nelle ore convulse a palazzo Madama, la (non) gestione della crisi aperta da chi per lunghi mesi era stato spacciato come alleato fidato. Poi il salto nel buio e la necessità di rifondare una coalizione. Compito tuttavia semplice in virtù di quanto accaduto: sarebbe bastato, infatti, sancire subito “Noi siamo per l’agenda Draghi ed è lui il nostro nome per la presidenza del Consiglio. Chi ci ama, ci segua. Con chi condivide questi due punti ci vediamo alla consegna delle liste, per formalizzare il tutto”. E invece ci si è fatti sfuggire, non solo da Palazzo Chigi, ma anche dal dibattito pubblico il Presidente del Consiglio migliore che questo paese potesse mai avere.
Dopo giorni di triste spettacolo su patti e accordi (la cui colpa in verità è responsabilità di tanti) ci si è poi ritrovati con i pro Draghi divisi in due differenti campi e per di più con una coalizione di centro sinistra scarna, moscia tutt’altro che eterogenea: non troppi, ma troppi pochi. Con ordine.
Partiti storici, che avrebbero potuto dare un contributo alla coalizione (come Radicali e socialisti), sono stati sì inglobati nel Pd, ma col solo scopo di gonfiarne il risultato, forse (secondo i maliziosi) col fine ultime di superare quel 18% del 2018; in modo da poter affermare, con quella famosa “serenità”, di essere riusciti a far meglio del “nemico”. Lo stesso nemico che, ignorato, una volta dentro la coalizione si sarebbe dovuto semplicemente “contare” da gregario come tutti gli altri e che, invece, proprio grazie al veto personale di esclusione ricevuto, si è ritrovato legittimato all’esistenza e per giunta al centro della scena (e degli equilibri politici del paese).
E che dire degli altri? I tanti civici protagonisti delle amministrative al fianco dei Sindaci di centro sinistra, che si sono dovuti defilare dalla partita per senso del pudore, non volendo subire l’umiliazione di doversi mettere in società con un personaggio “singolare” come Luigi Di Maio. Ma perché non fare due operazioni distanti e distinte? Risultato: civici passati ad altri campi, o semplicemente fermi ai box in attesa della prossima gara.
Poi la polemica sulle liste: epurazioni, esclusioni celebri, qualche buona intuizione ma la completa resa agli sceriffi del Sud. Momento però utile, perlomeno, a farci comprende, dalle loro dichiarazioni a caldo, la bassezza di alcuni personaggi a cui non è andata giù la richiesta “indecente” rivota a loro: cercarsi voti per essere eletti. Una pagina che ha certificato la pochezza di certa classe dirigente che di tale ha solo il nome.

Non soddisfatto, O munaciello ha infierito anche sulle scelte comunicative di questi ultimi giorni. Dopo aver raggiunto il risultato, poco invidiabile, di aver ribadito al Paese di essere i portatori sani della litigiosità prima di tutto, si è scelto di dare spazio televisivo a bravissime persone, per carità, (sicuramente da 30 e lode agli esami universitari) ma che forse in vita loro non hanno mai preso un voto. E allora parlano in maniera forbita, dicono le cose che solleticano piacevolmente la coscienza dei tanti buoni radical chic di questo Paese ma che, alla fine dei conti, quelli che la serva fa post 25 settembre, non spostano un voto. Ma perché non coinvolgere nella comunicazione della campagna elettorale i tanti sindaci, i tanti amministratori locali, orgoglio di quello stesso partito e che di voti (veri) ne hanno presi vincendo anche là dove il risultato era più incerto? Forse, suggerisce maliziosamente O munaciello, si è preferito non coinvolgerli perché meno “gestibili” da Roma? Perché non usare i loro volti puliti, stanchi dal lavoro quotidiano, ma conosciuti dai cittadini invece di cartelloni anonimi con i soliti slogan buoni per tutte le stagioni. Ma si chieda un voto sulle facce, sulle persone riconosciute e riconoscibili!
“O munaciello” continua e, iniziando ad allontanarsi, mi dice che tutti vedono questi errori, anche chi è più vicino al leader del più grande partito italiano, ma nessuno dice quello che pensa perché il segretario dal cacciavite d’oro sta per compiere il suo ultimo atto di potere (e che potere!): quello di decidere a chi dare i “seggi ambiti”. E allora nessuno parla, tutti tengono famiglia e anche se vedono la casa bruciare, invece di provare a spegnere l’incendio, pensano a salvare la propria pelle e quella degli amici di corrente. “Ma si, arriverà il tempo -come al solito in politica- di ricostruire e allora, anzi, quasi meglio che la casa bruci del tutto, così potremo ricostruire da capo e toccherà a noi”, così ragionano gli addetti ai lavori di lungo corso. Ma dimenticano la cosa più importante, ovvero, che la casa che sta bruciando non è una casa come le altre. La casa, quella del PD, è da anni il più grande rifugio della serietà in questo Paese, del buon Governo, della buona amministrazione, dell’equilibrio. Qualità, tutte queste, di cui questo Paese ha tremendamente bisogno proprio in questo momento. Si potrà obiettare che quello che avviene nel Pd riguardi solo i suoi tesserati ma così non è, soprattutto quando vuoi essere non solo il perno di una coalizione, ma anche il riferimento di un intero mondo civile che crede nei valori democratici ed europeisti.
E allora ci vorrebbe qualcuno che con affetto e discrezione, non un O munaciello (perché di sceneggiate e di iperboli ne abbiamo già viste troppe), chieda al Segretario di farsi aiutare, consigliare, illuminare. Perché il futuro della casa del Pd è legato a quello della nostra casa: l’Italia. E non è detto che stavolta, dopo il 25 settembre, ci saranno le forze e le condizioni per ricostruire tutto da zero.
“O munaciello” poi se ne andato. E io mi sono svegliato.
Sarà stato il caldo della mia terra o la stanchezza nell’assistere ai dibattiti di questi giorni. E so anch’io che non bisogna certo dar retta ai sogni, però chissà, pare che per la tradizione partenopea, sognare “O munaciello” significa l’annunciazione sempre di qualche evento straordinario: La più grande vittoria della destra in questo Paese? Io spero di no, alla scaramanzia non ci credo. E voi? Vi ritrovate nelle parole di O munaciello?

di Andrea Aguyar

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