Lo spettacolo della politica. PD e dintorni.

Come molti appassionati di politica – o almeno interessati, prima che la politica si interessi a noi – chi scrive ha assistito alle conferenze-stampa del PD che faceva accordi con Calenda, e il giorno dopo con Fratoianni e Bonelli. Cosa non si può capire guardando i gesti, la mimica facciale, e ascoltando le parole pronunciate in pubblico, pesate o “dal sen fuggite”! Dei politici, come di chiunque passi in televisione, si capisce subito tutto, mettendo insieme gesti e parole. È questo lo spettacolo della politica. Come nel caso delle due conferenze-stampa agostane del PD, improvvidamente messe in scena con i giornali a corto di notizie e pronti a sparare a zero al minimo inciampo.

Uno spettacolo che rendeva palpabile, il primo giorno, l’entusiasmo del segretario PD per un “patto elettorale” con Azione, il secondo giorno l’imbarazzo di dover fare un “accordo elettorale” obtorto collo con un bipartito rosso-verde “di sinistra”. Uno spettacolo, assistere a un Letta entusiasta di condividere tutto il programma di Azione, farlo suo, calare le brache in tutto e per tutto sui punti programmatici imposti da Calenda.

Uno spettacolo inverecondo, il giorno dopo, assistere agli arzigogoli lessicali di Letta per non voler ammettere di essere “di sinistra” nel rapporto con SI-Verdi. Avrebbe potuto e dovuto dire che quello era un patto con un (altro) partito di sinistra, il più naturale di tutti, in fondo. E che almeno si potevano condividere – tra PD e SI – tanti punti programmatici, dai diritti sociali alla transizione verde, dal salario minimo alla scuola obbligatoria fino a 18 anni, agli asili nido e all’università gratis, e altro. Nulla di tutto questo.

Eppure Fratoianni aveva mostrato il lato positivo di questo “accordo”, parlando dei tanti punti in comune “di sinistra” (quelli di cui sopra), per cui si sarebbe potuta ben fare una campagna elettorale comune. Nient’affatto. Letta con gli occhi bassi, vergognandosi di stare vicino a gente di sinistra, ha parlato solo in negativo. Contro il rischio della destra al potere, costretti a questo “accordo” da una legge elettorale assurda. Costretti! Ripetuto più volte, quasi scusandosi di essere lì, dopo aver varato il giorno prima il grande Patto con Calenda (quello sì, fortemente voluto!).

Già dal fatto che le conferenze fossero due si doveva capire tutto, e in realtà dopo la seconda si poteva scommettere facilmente su un ritiro al novantesimo minuto di Calenda dal “patto elettorale” con il PD. Anche qui, si vedeva benissimo, dal Calenda trionfante, che non vedeva l’ora di ribaltare tutto, con quell’insistere sui rigassificatori, sulla cosiddetta agenda Draghi, su tutto quello che divideva dall’accordo con la sinistra. Poi, il giorno dopo, nonostante la faccia smarrita e quasi terrorizzata di Letta con Bonelli e Fratoianni (terrorizzata perché già immaginava il dopo), non c’era che da aspettare il momento in cui sarebbe scoppiata la bomba. Cioè il ritiro di Calenda, dopo tutti i tappeti rossi e l’entusiasmo che Letta, da vero leader ex democristiano-margheritino, gli aveva profuso.

Alla fine, uno di sinistra dovrebbe aver piacere di votare PD all’uninominale? Per impedire alla destra di vincere? Certo, per uno di sinistra è una ragione sufficiente, più che sufficiente se consideriamo il rischio di avere un presidente eletto dal popolo (Dio ci scampi, un Berlusconi o un Trump qualsiasi potrebbe farcela “per simpatia”, prima di renderla una carica a vita per il suo successore… dopo la sua dipartita s’intende!).

Si vota la coalizione di centro-sinistra solo per riflesso condizionato. Per sbarrare la strada ai neofascisti che porterebbero l’Italia alla rovina, prima economica poi sociale, modello Trump. Pensate che ora negli Stati repubblicani come il Missouri (Repubblica del 26 agosto) si torna indietro non solo sull’aborto ma perfino sulle punizioni corporali a scuola! Dimostrazione che questa destra populista e sovranista demolisce sistematicamente tutti i diritti sociali acquisiti, e perfino i diritti umani, se solo ne ha la possibilità.

Ma il riflesso condizionato a fare muro contro la destra (questa destra, non una destra liberale perbene, che non esiste), dicevamo, ce l’hanno i vecchi, non i giovani che di queste cose sanno poco o nulla o neanche vanno a votare. Parafrasando quello che disse una volta Indro Montanelli (guarda caso riferendosi alla DC, un altro partito di centro), bisogna votare PD “turandosi il naso”. Purtroppo, questa volta, all’uninominale, o di qua o di là. Al proporzionale, invece, liberi tutti. Liberi di votare un vero partito di sinistra. E poi… pensando a Giulio Tremonti, arruolato da FdI per fare il ministro dell’Economia a 75 anni, e alla speculazione della finanza mondiale pronta ad abbattersi sul nostro debito pubblico il giorno dopo il suo insediamento, non ci resta che pregare Santo Mattarella, nostra ultima Thule!

di Roberto Guardaboschi

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