Russia, l’Imperialismo del XXI secolo

La notizia che un’agente segreta russa si è infiltrata per anni nel jet set di Napoli, per carpire segreti ad alti funzionari civili e militari Nato e USA, non stupisce più di tanto, né sembra costituire uno scoop per i giornalisti che l’hanno scoperta. In questa estate surriscaldata da guerre e cambiamenti climatici, il fatto che la Russia abbia investito più di quindici anni della vita di una giovane donna per farne un’infiltrata nel mondo occidentale sembra il normale corollario di una politica imperialista aggressiva, quale ci si poteva aspettare da Putin dopo l’invasione dell’Ucraina. Come a dire: tutto normale!

In effetti è normale che una potenza imperiale (e imperialista) come la Russia, al pari di Stati Uniti e Cina, muova le sue pedine anche simultaneamente su più scacchieri nel mondo. Cerchiamo di unire i puntini, come si dice spesso pensando al noto (e banale) passatempo enigmistico.

La guerra in Ucraina, l’operazione militare speciale, come la chiama Putin, doveva forse servire a riunificare la piccola Russia (l’Ucraina nella sua visione) alla grande Russia, e magari a saggiare la reazione dell’Occidente. A questo punto, visto come vanno le cose, nessuno può prevedere se e quando la guerra finirà, e come, o se – come ormai più nessuno pensa – possa evolvere in un conflitto più largo o addirittura nucleare. Cosa sta facendo intanto la Russia?

Ha movimentato tutta la sua flotta navale e sottomarina, oltre duecento navi con armamento di tipo strategico e atomico, per andare a provocare le flotte Nato in giro per gli oceani (l’ultimo episodio qualche giorno fa tra l’Adriatico e lo Ionio, dove era diretta la portaerei USS Truman). Poi ha messo lo zampino nel conflitto serbo-kosovaro, un fuoco che cova sotto la cenere da vent’anni, e che viene tenuto sotto controllo da una forza Onu (la Kfor) di 3.500 uomini a guida italiana. Un mese fa al presidente kosovaro è venuta la bella idea di imporre alla minoranza serba del nord, che circola con targhe serbe, di uniformarsi al resto del Paese (non riconosciuto dalla Serbia e dalla Russia). Ne sono nate proteste e scaramucce, con immediate prese di posizione della Serbia, che a un certo punto si è detta pronta a intervenire militarmente. Non male, per un Paese candidato a entrare nella UE… Inutile dire che la Russia si è subito schierata con l’amica Serbia ortodossa, unico Paese dell’area a non aver aderito alle sanzioni.

Altro scacchiere, il Baltico. Qui ogni giorno c’è un nuovo schieramento di navi e missili Kalibr, quelli ipersonici a lunga gittata, nella exclave di Kaliningrad, strategicamente situata sul mare, tra Polonia e Lituania. Una super base militare che dimostra la lungimiranza imperiale dell’URSS nel 1945 (e poi della Russia nel 1991) nel non mollare quel pezzetto di terra da sempre tedesco, la Prussia Orientale dove era nato Kant (la città si chiamava Koenigsberg).

Infine, ultimo ma più che strategico scacchiere, l’Africa. Qui l’Impero opera con i suoi mercenari di punta dell’agenzia Wagner, un esercito privato agli ordini diretti di Putin. Gli scopi sono molteplici così come i teatri operativi, a seconda che si tratti di sorvegliare le attività cinesi (soprattutto estrattive) o contrastare e sostituire gli Occidentali dovunque possibile. Ultimo caso in ordine di tempo, il Mali, nella ex Africa equatoriale francese, dove all’arroganza più o meno razzista dei militari francesi alla ricerca di terroristi islamici (l’operazione Barkhane), si sostituisce con il placet del governo (militare) locale l’agenzia Wagner con i suoi mercenari russi non meno razzisti dei francesi. I francesi sono stati costretti a ritirarsi completamente da quel Paese perché il governo rimproverava loro di comportarsi come una forza di occupazione piuttosto che combattere il terrorismo. Un altro pezzo di Africa che passa dal colonialismo francese a quello russo. Un altro tassello della conquista russa delle (ancora) immense ricchezze africane di materie prime, come ha fatto già la Cina con uno stile un po’ diverso, cioè con i soldi anziché con l’intervento militare per interposti mercenari.

Aggiungiamo altri due tasselli: l’Italia e l’immigrazione. Essere in Africa nei punti cruciali per controllare il traffico di esseri umani, e quindi i flussi migratori verso l’Europa, significa per la Russia avere un altro “gasdotto umano” da cui poter chiudere o aprire il rubinetto e minacciare la stabilità europea con improvvisi e massicci afflussi di migranti. Come ha già fatto in Bielorussia lo scorso anno, arrivando a portare quasi trentamila afgani, siriani e irakeni al confine polacco, creando gravissimi problemi non solo alla Polonia ma a tutta l’Unione Europea, che non ha ancora trovato una strategia comune per l’immigrazione. E qui il passaggio all’Italia è immediato.

L’immigrazione è il nervo scoperto del Paese, spesso isolato nella UE di fronte ad afflussi selvaggi che ci sono stati negli anni scorsi. Ed è il cavallo di battaglia delle destre sovraniste italiane, sempre pronte a invocare il “blocco navale” per fermare i migranti. Cosa succederebbe domani, con l’Italia governata dalla Destra, se ci fosse un improvviso massiccio (e manovrato) afflusso di immigrati dall’Africa? Non sarebbe un bel banco di prova per poter dire e mostrare a tutti che in fondo la UE non ci aiuta e non ci garantisce la protezione dei confini, la nostra sicurezza, nelle nostre città minacciate da gente diversa che non vuole integrarsi e che di per sé costituisce una minaccia ai nostri valori cristiani e occidentali? E che quindi potremmo anche far saltare tutto e uscire dall’Unione? Sarebbe il colpo da maestro dell’Impero Russo. Quello definitivo, altro che atomica.

di Raffaele Raja

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