Obbligo o persuasione? Il caso del vaccino anti Covid

Quello che più inquieta leggendo i giornali di questi giorni, ma soprattutto dei giorni passati, è l’assenza di un dibattito sulla somministrazione del vaccino. Per mesi abbiamo aspettato questa soluzione. E’ giusto celebrare la scienza e la tecnologia che si sono superate battendo tutti i record sulle tempistiche di realizzazione e il tandem privato/pubblico non ha mai lavorato così bene insieme. Tuttavia non riusciamo a gioire interamente perché ci siamo accorti, tutto d’un tratto, di essere impreparati su due temi fondamentali davanti a noi: primo, la gestione della distribuzione logistica su tutto il territorio nazionale (alla luce delle enormi difficoltà registrate con quello influenzale) e secondo, la scelta dei soggetti da sottoporre al vaccino con la necessità di scegliere come comportarci con chi non vorrà farlo appellandosi alla legittima espressione della liberta individuale.

Se la prima questione è puramente tecnica e si spera di superarla utilizzando per la distribuzione l’esercito, il secondo tema è assai più complesso.

A differenza delle chiacchiere dei salotti social, la produzione e la somministrazione dei vaccini nei Paesi occidentali sono ad alti livelli di sicurezza grazie ai sistemi di garanzie delle nostre democrazie. A differenza di Cina e Russia, ad esempio, le agenzie di valutazione sono indipendenti rispetto a chi produce il vaccino stesso. Inoltre le analisi delle agenzie, per loro natura, sono più complesse e complete (riguardano anche il processo di manifattura) e si estendono su tutti i dati pertinenti e non solo su quelli scelti dai ricercatori al fine di pubblicarli.

Oggi sono tre i vaccini disponibili: Pfizer, Moderna, AstraZeneca.

E’ necessario rendere obbligatorio il vaccino covid dopo tutto quello che è successo, dopo l’estenuante attesa e i gravi danni economici causati dal covid? La risposta parrebbe ovvia, ma così non è. I dati dei sondaggi ci dimostrano che, tra gli italiani, 1 su 3 (fonte swg) non vuole farsi somministrare il vaccino. Ma dopo tutto quello che abbiamo visto in questi mesi cosa accomuna i troppi personaggi che rifiutano il vaccino? Sempre secondo SWG, i novax del momento sono per lo più poco istruiti, poveri, vengono dal nord est e voterebbero centro-destra. Lo studio aggiunge che questi personaggi sono quelli, tra l’altro, che si comportano rifiutando il distanziamento sociale, rifiutando l’uso della mascherina e non si preoccupano ne informano riguardo alle vicende del virus stesso.

Con questi dati l’immunità di gregge, ammesso esista, è lontana. Essa, infatti, si ottiene solo se la maggioranza della popolazione è vaccinata. Nasce quindi spontaneo il tema della necessità di imporre il vaccino per legge.

È chiaro che in linea teorica la libertà del singolo è sacra e che uno Stato democratico moderno dovrebbe garantirla e valorizzarla ma, è anche vero, che un insieme di cittadini responsabili non si porrebbe neanche il dubbio di sottoporsi a vaccinazione visti i benefici collettivi della stessa. Come comportarsi quindi?

Per molti l’obbligo è anticostituzionale perché non rispetta la libertà dell’individuo. Tuttavia, la Costituzione affronta il tema nell’articolo 32 ammettendo i trattamenti sanitari obbligatori ad una condizione: gli eventuali obblighi devono essere decisi per legge dello Stato. Niente dpcm né tantomeno leggi regionali. Tocca allo Stato centrale e dunque al Parlamento che, secondo l’articolo 117 della Costituzione, ne stabilisce la competenza. La giustificazione legale si troverebbe nella difesa del sistema collettivo più che sul benessere del singolo (che ovviamente non è provabile visto la concreta possibilità di contrarre il virus in forma asintomatica).

Stabilire l’obbligo di vaccino è una scelta che andrebbe fatta al più presto tuttavia la posizione del Governo sembra essere quella dell’attesa. Andando a verificare poi, alla prova dei fatti, quanti italiani scelgano liberamente di vaccinarsi grazie alle campagne di informazione e persuasione che dovrebbero partire nei prossimi giorni ( e chissà perché non sono ancora partite). La domanda diventa allora, possiamo permetterci il lusso di aspettare (anche su questo)?

Discorsi seri, complessi, non adatti forse a questo Paese. E allora magari ha ragione Conte che inizia a far circolare l’idea di una classica soluzione all’italiana: ovvero non imporre la vaccinazione ma rendere la vita difficile a chi la rifiuta. L’idea è quella di un “patentino” da assegnare a coloro che sceglieranno di vaccinarsi. Chi invece deciderà di rimanere senza vaccino e senza patentino non potrà spostarsi, prendere aerei, frequentare stadi, ecc. Insomma senza patentino saranno limitate altre libertà. Una soluzione decisamente all’italiana, appunto. Il dubbio che rimane è sull’origine di questo metodo nell’affrontare le questioni: Pragmatismo acuto o scaltro paraculismo?

Francesco Caroli

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