Italiani al 110%

È “una delle frodi più grandi che la Repubblica abbia conosciuto”. Non ha usato mezzi termini il ministro dell’economia Daniele Franco, che ha definito così il sistema di truffa generato dall’utilizzo illecito dei numerosi bonus edilizi scelti, nel momento più cupo della pandemia, per far ripartire il Paese. Negli intenti del governo giallo-rosso, o Conte II, i bonus edilizi avrebbero dovuto rimettere in moto uno dei settori più trainanti per l’economia italiana, che vede nelle case di proprietà un bene rifugio. Ma nei fatti l’incentivo economico si è prestato a molteplici distorsioni, come dimostrano gli ultimi dati analizzati dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza. Numeri alla mano, infatti, le cessioni di credito comunicate all’Agenzia delle Entrate corrispondono a poco più di 4,8 milioni, per un controvalore di 38,4 miliardi di euro (circa 5 miliardi in più dell’ultima legge di Bilancio, una delle più espansive di sempre), e di questi 4,4 mld sono frutto di crediti fittizi per lavori mai eseguiti. In parte queste somme sono state individuate e sequestrate a seguito delle indagini della Guardia di Finanza, che attraverso 8 differenti operazioni è riuscita a mettere le mani su 2,3 mld di euro, mentre degli altri al momento non è dato sapere. Dalle indagini condotte è poi emerso come il 46% delle truffe riguardi il bonus facciate, un altro 34% l’ecobonus, un 8% il sisma bonus ed infine un 3% il super bonus 110; ma vista la progressione che ha avuto quest’ultimo, soprattutto da maggio del 2021, non è detto che queste percentuali fotografino davvero lo stato attuale di quella che è stata ribattezzate come una delle truffe più grandi della storia della Repubblica. Ma come è stata resa possibile e per mano di chi?

Il “sistema”, chiamiamolo così, è stato riportato in modo lucido dalla Redazione di Open: “attraverso la creazione di false società, facevano finta di realizzare lavori di edilizia. L’unica cosa che facevano, invece, era incassare i soldi sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate accedendo ai cassetti fiscali. Per poi acquistare criptovalute e lingotti d’oro e spostare i fondi a Madeira, Cipro e Malta. E nascondere gioielli e cash in botole e intercapedini.” Di fatto un sistema di regole ed opportunismo a vantaggio dei truffatori, come emerge dalle stesse intercettazioni, e celebrato dagli stessi al grido di “Lo stato italiano è pazzesco!”. E come ha ricordato lo stesso Draghi, pochi giorni fa nella conferenza tenuta insieme a Daniele Franco, il meccanismo alla base della truffa era persino stampato e distribuito a tutti attraverso un dépliant delle Poste Italiane: “la procedura è semplice e immediata, non è necessario fornire alcuna documentazione a supporto della richiesta. Effettuata la richiesta di cessione del credito a Poste Italiane, affinché questa vada a buon fine è necessario comunicarlo ad Agenzia delle Entrate. In caso di esito positivo, il prezzo della cessione verrà accreditato direttamente sul tuo Conto Corrente BancoPosta”. Tradotto, non c’era alcun controllo preventivo e chissà quante persone hanno già ottenuto indebitamente l’accredito sul proprio conto per lavori mai eseguiti. C’è stato persino il caso dell’ospite di una comunità per tossicodipendenti, disoccupato, privo di alcun bene e con esso della dichiarazione dei redditi nel 2021, che è comunque riuscito ad aprire una partita Iva come procacciatore d’affari e ha tentato di cedere a un intermediario finanziario oltre 400 mila euro di crediti fittizi, poi venduti a una società di costruzioni. Dove se non in Italia?

Tuttavia, sarebbe ingiusto tralasciare la genesi di una truffa così smaccata evidenziandone solo l’epilogo e l’arma del delitto. Per capire come e soprattutto chi abbia apparecchiato la tavola per ogni genere di truffatore, dal pusher alla società più strutturata, occorre riprendere in mano la Gazzetta Ufficiale ed andarsi a spulciare sia il decreto Rilancio dal governo Conte II, sia quello Semplificazioni varato da Mario Draghi. Il peccato originale è stato senza dubbio commesso dal governo Conte II e il suo decreto Rilancio, ovvero il D.L 19 Maggio 2020 n°34, nel quale, all’art. n° 121, si legge: “per un contributo, sotto  forma  di  sconto  sul  corrispettivo dovuto, fino a un  importo  massimo  pari  al  corrispettivo  stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato  gli  interventi  e  da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di  successiva  cessione del credito ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;”. Grazie a questo articolo si è concessa a chiunque la possibilità di cedere più volte, anche a soggetti differenti, il credito ottenuto per i bonus edilizi, e ciò ha permesso di far germogliare la truffa, la quale, però, senza l’intervento del governo Draghi, sarebbe rimasta una piantina da serra.

Forse non tutti se lo ricorderanno, ma il super bonus 110 e con esso molti degli altri incentivi edilizi previsti dal decreto Rilancio, erano rimasti quasi fermi al palo a causa di una serie di limitazioni, racchiuse nell’art. 119 dello stesso e nel Decreto antifrode, che ne bloccavano l’espansione. Così, nel 2021, il governo Draghi avviò un processo di semplificazione attraverso il D.L del 31 Maggio 2021 n°77 (il D.L Semplificazioni), che riscrisse l’art. 119 comma 13 ter sostituendolo con il nuovo art. 33: “La presentazione della CILA non richiede l’attestazione dello stato legittimo di cui all’articolo 9-bis, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380”. Tralasciando il burocratese, la sostanza della modifica voluta dall’attuale governo ha fatto sì che gli interventi legati al super bonus 110 potessero essere avviati senza la verifica di conformità edilizio-urbanistica a patto che non fosse prevista una demolizione e poi ricostruzione dell’immobile. In questo modo si è aggirata una legge, art. 49 del d.P.R. n. 380 del 2001 che prevedeva l’impossibilità di accedere ai bonus edilizi in caso di abusi edilizi e in Italia quest’ultimi sono all’ordine del giorno.

In breve, il governo Conte ha accumulato la benzina nel fienile ed ha posto un catenaccio all’ingresso, mentre il governo Draghi ha rimosso tale ostacolo, facilitando così l’accesso da parte dei male intenzionati. In questi casi si direbbe mal comune mezzo gaudio, ma il fatto che entrambi gli esecutivi abbiano peccato d’ingenuità non scagiona nessuno dei due, anzi. Ci sono però almeno due precisazioni da fare. La prima riguarda il fatto che una legge come quella congeniata dal governo giallo-rosso era di fatto bloccata, sia perché non teneva conto delle difficoltà burocratiche nell’accertare la presenza di abusi edilizi sull’immobile, sia per la numerosità di quest’ultimi (attualmente sono almeno 1,2 mln gli immobili abusivi presenti sul suolo italiano, ed è una stima a ribasso). La seconda considerazione, invece, riguarda il governo Draghi, che ha sì tolto il catenaccio per far funzionare la misura voluta da Pd e 5S, ma poi non ha spostato la benzina dalle mani dei piromani, ovvero la possibilità di far cedere, attraverso l’art. 121, il credito più e più volte. Tuttavia, e questo vale soprattutto per l’esecutivo guidato da Draghi, è evidente come non tutto ciò che un governo vuole poi ottiene. Ad esempio nell’ultima Legge di Bilancio il Consiglio dei Ministri aveva cercato di inserire il tetto Isee di 25.000€ per gli edifici unifamiliari, una misura necessaria per seguire i principi di progressività fiscale ed equità sociale; ecco, il Parlamento riuscì a farla stracciare.

I problemi anche qui sono molteplici, perché da una parte ci sono questi governi, dal 2018 ad oggi, frutto di alleanze spurie e incapaci di assumersi la responsabilità per definizione, mentre dall’altra esiste un impianto giuridico che risulta incomprensibile persino a chi lo scrive. Di fatto viviamo in un paese dove l’INPS non riesce ad applicare una legge, la quale concede il pensionamento con 32 anni di contributi per i lavoratori delle costruzioni, perché è stata scritta male dal legislatore, come riportato da Repubblica. Ed è sufficiente riprendere le norme presenti in Gazzetta Ufficiale in materia di bonus edilizi per rendersi conto dell’opacità con la quale vengono scritte la maggior parte delle leggi.

Il governo italiano sta ora correndo ai ripari con una serie di correttivi per limitare quanto meno il danno prodotto dalla staffetta Conte-Draghi, ed evitare che nel futuro eventi di tale portata possano ripetersi, pur salvando la misura dei bonus edilizi. Una mossa resasi necessaria sia per conservare l’investimento volto ad aumentare il PIL (i bonus edilizi, da soli, hanno rappresentato l’1% della crescita conseguita nel 2021), sia per correttezza nei confronti delle migliaia di persone hanno provveduto, in maniera lecita, all’utilizzo dei bonus. Già, perché dal decreto Rilancio ad oggi questi bonus edilizi hanno già vissuto momenti d’incertezza e revisione tali di far infuriare sia le aziende edilizie, sia i proprietari di case. Quest’ultimi hanno assistito alla creazione di una vera e propria bolla inflattiva legata ai prezzi dei materiali da costruzione, sulla quale la vigilanza è stata nulla, così come i correttivi affinché si evitasse di pagare un cappotto 3 volte di più rispetto al 2019. Le aziende edilizie hanno lucrato coi soldi dei contribuenti e quelli che hanno usufruito dei bonus si sono ben guardati dal prestare troppa attenzione ai prezzi dei materiali, visto che a pagare era lo Stato, salvo per le eccedenze a loro carico. E ora che la bolla ha raggiunto dimensioni tali da rappresentare una minaccia concreta per la tenuta dei conti pubblici sembra che il governo sia intenzionato a metterci l’ennesima pezza.

L’idea del momento, infatti, è quella di aumentare i tetti di spesa di un +20%: “con questo Decreto – commenta il ministro Cingolani – si completa l’operazione che sta portando avanti il Governo, ponendo un freno all’eccessiva lievitazione dei costi, riscontrata in tempi recenti e riportando il Superbonus a un esercizio ragionevole che tuteli lo Stato e i cittadini venendo incontro anche alle esigenze del settore e dell’efficientamento energetico”. Di per sé il ragionamento è coerente, ma poco lungimirante, perché tutela le imprese che hanno già lucrato sugli aumenti e coloro che hanno usufruito del bonus, mentre a pagare il conto sono tutti e per una misura che coinvolge una parte davvero infinitesimale degli immobili presenti in Italia. Non sarebbe più ragionevole investire altrove? È indubbio che grazie all’edilizia sia ripartita l’economia, e l’1% di Pil lo dimostra, ma non si tiene conto dei costi generati da questo investimento, né degli abusi e degli scarsi controlli, i quali dovrebbero tra l’altro vigilare su uno dei settori con più morti bianche del Paese. Ma di questo, si dirà, ce ne si occuperà poi, una volta finita la pandemia e presi i soldi del Pnrr, per ora si va avanti così.

L’amaro che poi lasciano grovigli come questi, nei quali l’assenza di accountability si mischia all’opportunismo umano, è che alla fine chi ruba non si accorge di prelevare soldi dall’ospedale, dalla scuola e dalla manutenzione della strada della propria città: in breve, da sé stesso. Purtroppo, continua in Italia quel circolo vizioso in cui lo Stato vede il contribuente come disonesto e il contribuente vede lo Stato come tiranno, e ciò provoca un susseguirsi di mosse e di contromosse per turlupinarsi a vicenda, mentre a pagarne le conseguenze è lo sviluppo nazionale, la credibilità internazionale e infine ognuno di noi, a prescindere che ci si adoperi per essere dei furbi, oppure dei contribuenti onesti.

Claudio Dolci Roberto Biondini

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