Qatargate o Tangentopoli a Bruxelles

Finalmente un bell’osso da spolpare per la stampa italiana, meno per quella mondiale. Finalmente un’altra Tangentopoli, a Bruxelles stavolta, che offre di ora in ora spunti più sensazionali, capaci di riportare i lettori ai nostri asfittici giornali. Basta con una guerra che non ha più né capo né coda, o con le solite manfrine sul governo dell’unica premier donna del G20, con un’opposizione inesistente e un PD in cerca di un leader – anche lui senza capo né coda! Finalmente un vero nemico da offrire all’opinione pubblica che più arrabbiata non si può: il Parlamento Europeo (PE), fatto di politici pagati diecimila euro al mese, con infiniti privilegi e ora anche coi sacchi della spazzatura pieni di dobloni. Ma cosa significa questa “euro-tangentopoli” in terra belga?

Dal nostro punto di vista, solo due considerazioni. La prima: ci risiamo col giustizialismo, con il rifiuto ostinato della civiltà giuridica, e di ogni garanzia per gli indagati. Ci risiamo con le sentenze fatte sui giornali e la giustizia sommaria ad opera dello stesso PE o dei partiti. Ma sull’inchiesta della procura federale belga qualcuno si pone delle domande, primo fra tutti il quotidiano della sinistra radicale francese Libération, che pur additando “l’imbroglio italiano” (grazie al ruolo centrale dell’ex europarlamentare di sinistra Pier Antonio Panzeri), solleva numerosi punti oscuri.

La seconda considerazione: lo scandalo “Qatargate” che coinvolge il PE è il tassello che mancava per far crollare definitivamente la fortezza Unione Europea. Putin ringrazia. E ringraziano pure Trump, Orban, Le Pen e tutti i conservatori europei (guidati da Meloni, fino a due mesi fa) che da tempo chiedono di azzerare le istituzioni UE, e rifondarle su base di un “confederalismo” tra Nazioni sovrane e indipendenti.

Ma quali sono i punti oscuri sollevati da Libération, e che meriterebbero ben altra visibilità?

Primo punto: chi è stato corrotto e perché? Dice Libération: “A parte la ricerca di un’immagine migliore prima della Coppa del Mondo, ci chiediamo se il Qatar (se si tratta di esso) non abbia speso i suoi soldi per poche cose, sapendo che i poteri del Parlamento in materia di politica estera sono vicini a zero… Allo stesso modo, perché corrompere Kaili? Certo, è vicepresidente come altri tredici eurodeputati, ma la sua reale influenza riguarda solo la gestione interna del Parlamento e non l’agenda legislativa.” Cioè, la Kaili, appartenente al partito socialista greco, il Pasok, non è né così influente né così popolare nel PE. E poi stava per passare a Nèa Demokratìa, il partito greco di destra, quindi la Metsola, conservatrice e sua rivale, non ha avuto nessun dubbio nel volerla subito destituire dalla carica. Insomma, un milione e mezzo di euro (finora) per niente?

Secondo punto, sempre secondo Libération: i sacchi di soldi liquidi sono una prova? Di cosa esattamente? L’unico reato “certo” sarebbe la violazione della legge belga sull’obbligo di dichiarare i finanziamenti percepiti (dalle ONG).

Terzo punto: l’arresto di Kaili. Gli eurodeputati sono protetti da immunità, salvo in caso di flagranza di reato. L’arresto della Kaili su quale flagranza si appoggia? Il denaro trovato può servire a renderla indagata di reato, ma la “flagranza” è altra cosa… E questo potrebbe rendere nullo tutto il procedimento, se si accerterà che non vi era flagranza.

Quarto punto: Panzeri non è oggi un eurodeputato, ma un lobbista, con la sua ONG. Semmai sarebbe lui il corruttore, non il corrotto; a meno che i fatti non siano stati commessi prima del 2019, quando ha terminato l’ultimo dei suoi mandati al PE. Vale per la sua ONG il reato di cui sopra, cioè non aver dichiarato i finanziamenti percepiti. Teniamo presente che in ogni caso il lobbismo a Bruxelles è legittimo, alla luce del sole, e più che regolamentato, da anni. Esiste un registro a cui è obbligatorio iscriversi. E poi, ci sono delle regole per la trasparenza. Per la Commissione, ad esempio, dirigenti e commissari hanno un’agenda pubblica, e i lobbisti possono essere ricevuti solo con appuntamenti pubblicati sull’agenda, leggibile sul sito web. (In tutto, parliamo di 13.300 iscritti al registro, di cui 485 ex parlamentari.)

Quinto punto, sottolineato da Libération: le strutture UE preposte ai controlli (Procura europea e Ufficio antifrode, l’OLAF) non sono state coinvolte dalla procura federale belga. Avviene tutto senza che il PE sia informato di cosa accade a un suo membro (la Kaili, unica parlamentare a oggi coinvolta e arrestata).

Considerazione finale di Libération:Qualunque sia l’esito di questo caso, si tradurrà in un indebolimento del Parlamento nel momento peggiore: infatti, esso si è lanciato in una lotta contro le derive illiberali e la corruzione in Ungheria facendo pressione sugli Stati membri affinché la privino degli aiuti comunitari.”  Non possiamo che sottoscrivere. Come è avvenuto per la nostra Tangentopoli, questo può essere la fine della “prima Europa” (come la nostra Prima Repubblica).

Infine, perché la stessa presidente Metsola ha parlato di PE “sotto attacco”, di democrazia “sotto attacco”, di Europa dei diritti attaccata dalle autocrazie? Sa forse qualcosa che noi non sappiamo?

di Raffaele Raja

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